Vittima anch’io

Ebbene non potevo  resistere a fare un post su questo argomento. Non perché abbia qualcosa di straordinario da dire, ben inteso. Non sono una critica musicale, non sono neanche un’esperta di musica elettronica. Sono solo una persona normale che ama la musica.

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Come avrete già capito voglio parlare del nuovo album dei Daft Punk. C’è stato un’escalation d’attesa per questo nuovo lavoro spaventoso. Me ne sono accorta (oltre per i banner onnipresenti) per diversi status su Facebook di persone che tra loro non si conoscono ma tutte ugualmente commentavano in tono sarcastico la scimmia di qualcuno di imprecisato che sicuramente dieci minuti prima gli aveva fracassato le palle parlandogli del nuovo attesissimo album dei Daft Punk e di quanto fosse figo il primo singolo. Il gruppo già di per sé non genera simpatia, sono noiosi, non fanno altro  che remixare pezzi sconosciuti o troppo vecchi, non inventano nulla, sono dei narcisisti che si mettono delle maschere perché è l’unico modo che hanno per attirare l’attenzione, sono COMMERCIALI. L’avrete sentite anche voi queste frasi, o magari le pensate.

n.b: lo sentite il piano? E’ un piano vero, e lo suona il vostro amico pazzo e strano che si chiama Chilly Gonzales.

Io sono abbastanza felice perché ricordo perfettamente la prima volta che vidi il video di One More Time su MTV (che all’epoca trasmetteva musica, si chiamava così per una ragione, mica per altro…). Ricordo la sensazione potente che mi trascinava a ballarla e cantarla, accordi del diavolo senza dubbio.Quella sensazione di star ascoltando qualcosa di familiare ma al contempo nuovo.

Sono altrettanto felice perché sto leggendo delle ottime recensioni, tipo questa o questa, e mi fa piacere sapere che non sola. Lascio ai   soliti snob hypster/chic di Milano la noia di lamentarsi come escamotage di realizzazione personale. Perché se questo album fosse uscito con un altro nome in copertina, altro che Gotya mania…

E poi signori andate a ballare nei party da 20 euro all’ingresso e non vi fidate di Giovanni Giorgio, detto Giorgio?

 

 

Sebastien Tellier e le notti di neve

 

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Sebastien Tellier non ha fatto un nuovo album e no, Sebastien Tellier non suonerà presto in Italia. L’ultima volta fu quest’estate a Milano, per l’esattezza Carroponte a Sesto San Giovanni. Conservo ancora il biglietto integro, perché quella volta molto scioccamente non ci andai (da quell’esperienza ho capito una cosa molto importante: diffida dalla gente che non è curiosa). In ogni caso vi tedio oggi con Sebastien perchè ho scoperto che è bellissimo passeggiare di notte sotto alla neve, a Milano. Ed è ancora più bello se passeggi insieme alla musica di Tellier.

Con quel suo faccione a metà fra Gesù Cristo (vedi copertina ultimo album ) e una simpatica canaglia russa, di quelle che un attimo prima di spaccarti la bottiglia di Beluga in testa ridono insieme a te delle stranezze delle donne, Tellier mescola pop, elettronica lo-fi e dance realizzando un miscuglio dall’ardua digeribilità. Il suo primo album uscito nel 2001, L’Incroyable verité, era contraddistinto da un lirismo e da una ricerca musicale raffinata che non ha avuto eguali negli altri lavori. Il percorso di Sebastien Tellier appare come quello di un giovane, di belle speranza, d’innegabile talento che a contatto con lo star system ne viene letteralmente galvanizzato.

Dal 2004, Politics, sforna un album quasi ogni due anni: Sexuality nel 2008 (contenente la famosissima Divine ), e nel 2012 My God is blue trascinato dal censurato singolo Cochon ville (non ve lo devo dire, vero, che cochon è maiale in francese….)

Insomma un percorso musicale piuttosto variegato e un uomo narciso che ha costruito un immagine di sé come un gaudente epicureo. Ma a me piace tanto passeggiare sotto la neve insieme a Sebastien….

Club to Club

Ok ci siamo. Settimana prossima dall’8 al 11 novembre Torino ospiterà come ogni anno il Festival Club To Club Alfa Romeo MiTo, per gli amici semplicemente Club to Club. La città, ormai la più cool qui nel nebbioso nord, ospiterà artisti come Flying Lotus che presenterà il suo ultimo album Until the quiet comes

E poi Apparat, Christian Loffler, Disclosure, Nina Kraviz e quel pazzo di SBTRKT.

Insomma agenda densissima per uno dei festival che negli anni si sta imponendo sempre di più come un punto di riferimento per tutti gli amanti dell’elettronica e non solo. Torino, dicono sia sempre più bella…