Vittima anch’io

Ebbene non potevo  resistere a fare un post su questo argomento. Non perché abbia qualcosa di straordinario da dire, ben inteso. Non sono una critica musicale, non sono neanche un’esperta di musica elettronica. Sono solo una persona normale che ama la musica.

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Come avrete già capito voglio parlare del nuovo album dei Daft Punk. C’è stato un’escalation d’attesa per questo nuovo lavoro spaventoso. Me ne sono accorta (oltre per i banner onnipresenti) per diversi status su Facebook di persone che tra loro non si conoscono ma tutte ugualmente commentavano in tono sarcastico la scimmia di qualcuno di imprecisato che sicuramente dieci minuti prima gli aveva fracassato le palle parlandogli del nuovo attesissimo album dei Daft Punk e di quanto fosse figo il primo singolo. Il gruppo già di per sé non genera simpatia, sono noiosi, non fanno altro  che remixare pezzi sconosciuti o troppo vecchi, non inventano nulla, sono dei narcisisti che si mettono delle maschere perché è l’unico modo che hanno per attirare l’attenzione, sono COMMERCIALI. L’avrete sentite anche voi queste frasi, o magari le pensate.

n.b: lo sentite il piano? E’ un piano vero, e lo suona il vostro amico pazzo e strano che si chiama Chilly Gonzales.

Io sono abbastanza felice perché ricordo perfettamente la prima volta che vidi il video di One More Time su MTV (che all’epoca trasmetteva musica, si chiamava così per una ragione, mica per altro…). Ricordo la sensazione potente che mi trascinava a ballarla e cantarla, accordi del diavolo senza dubbio.Quella sensazione di star ascoltando qualcosa di familiare ma al contempo nuovo.

Sono altrettanto felice perché sto leggendo delle ottime recensioni, tipo questa o questa, e mi fa piacere sapere che non sola. Lascio ai   soliti snob hypster/chic di Milano la noia di lamentarsi come escamotage di realizzazione personale. Perché se questo album fosse uscito con un altro nome in copertina, altro che Gotya mania…

E poi signori andate a ballare nei party da 20 euro all’ingresso e non vi fidate di Giovanni Giorgio, detto Giorgio?

 

 

The Do

Dan  e Olivia

Dan e Olivia

The Do è un gruppo francese, nato nel 2005. Il nome deriva, al di là dei giochi semantici e grafici (d come nota, do come la prima e ultima nota..) dall’unione dei nomi dei fondatori. Olivia Merilahti, di origine franco-finlandese (c0me si può notare dagli zigomi e dalla voce infantilmente cristallina), e Dan Levy musicista polistrumentista. Si sono incontrati durante la realizzazione della colonna sonora del film “L’impero dei lupi” e da allora hanno cominciato a lavorare insieme componendo colonne sonore per film francesi, musiche per il teatro e per la danza. Nel 2008 il primo album A Mouthful e nel 2011 Both Ways Open Jaws. Io la prima volta che li ho ascoltati è stato per caso, come sempre, attratta da questo video.

Lei è bellissima e  possiede una bella gamma vocale. Gli arrangiamenti sono curati e mai banali nello loro soluzioni. I pezzi variano da pezzi intimi sfacciatamente indie che regalano a volte momenti di pura felicità a ballate più ritmiche che volentieri compiono incursioni in territori musicali lontani dal rock d’origine.

In ultimo non c’è prova regina sulla validità di un gruppo che il confronto con il pubblico vero durante un live. Visto che il bel duo non è Italia ancora per un po’, ci si può accontentare del live session registrato allo studio Pigalle di Parigi. Meglio di niente.

 

 

 

Sebastien Tellier e le notti di neve

 

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Sebastien Tellier non ha fatto un nuovo album e no, Sebastien Tellier non suonerà presto in Italia. L’ultima volta fu quest’estate a Milano, per l’esattezza Carroponte a Sesto San Giovanni. Conservo ancora il biglietto integro, perché quella volta molto scioccamente non ci andai (da quell’esperienza ho capito una cosa molto importante: diffida dalla gente che non è curiosa). In ogni caso vi tedio oggi con Sebastien perchè ho scoperto che è bellissimo passeggiare di notte sotto alla neve, a Milano. Ed è ancora più bello se passeggi insieme alla musica di Tellier.

Con quel suo faccione a metà fra Gesù Cristo (vedi copertina ultimo album ) e una simpatica canaglia russa, di quelle che un attimo prima di spaccarti la bottiglia di Beluga in testa ridono insieme a te delle stranezze delle donne, Tellier mescola pop, elettronica lo-fi e dance realizzando un miscuglio dall’ardua digeribilità. Il suo primo album uscito nel 2001, L’Incroyable verité, era contraddistinto da un lirismo e da una ricerca musicale raffinata che non ha avuto eguali negli altri lavori. Il percorso di Sebastien Tellier appare come quello di un giovane, di belle speranza, d’innegabile talento che a contatto con lo star system ne viene letteralmente galvanizzato.

Dal 2004, Politics, sforna un album quasi ogni due anni: Sexuality nel 2008 (contenente la famosissima Divine ), e nel 2012 My God is blue trascinato dal censurato singolo Cochon ville (non ve lo devo dire, vero, che cochon è maiale in francese….)

Insomma un percorso musicale piuttosto variegato e un uomo narciso che ha costruito un immagine di sé come un gaudente epicureo. Ma a me piace tanto passeggiare sotto la neve insieme a Sebastien….

Club to Club

Ok ci siamo. Settimana prossima dall’8 al 11 novembre Torino ospiterà come ogni anno il Festival Club To Club Alfa Romeo MiTo, per gli amici semplicemente Club to Club. La città, ormai la più cool qui nel nebbioso nord, ospiterà artisti come Flying Lotus che presenterà il suo ultimo album Until the quiet comes

E poi Apparat, Christian Loffler, Disclosure, Nina Kraviz e quel pazzo di SBTRKT.

Insomma agenda densissima per uno dei festival che negli anni si sta imponendo sempre di più come un punto di riferimento per tutti gli amanti dell’elettronica e non solo. Torino, dicono sia sempre più bella…

Tame Impala

I Tame Impala sono una band australiana di base a Perth che suona una miscela rock-psyco-groove con sane chitarre distorte e giri di basso ipnotici, una voce distante quanto basta senza essere noiosa. Li hanno paragonati ai Beatles, ai Pink Floyd, loro rispondono:

“The Tame Impala sound is one equally informed by The Beatles as it is beat poetry, by Turkish prog as it is by Turkish delight, and by English folk as much as homeless folk, and it’s a breathe of fresh air that reeks of all of these at times and none at others.”

Dopo aver registrato i primi demo sul tetto di casa sono riusciti a pubblicare un primo album nel 2010, Innerspeaker e quest’anno ci hanno regalato Lonerism. Che dire io ho cominciato ad approfondirli dopo che fra i commenti di YouTube ho letto il post di un ragazzo che li ha visti in concerto in Australia. Il post recitava più o meno una cosa così “Cazzo la mia mente fluttuava ovunque, e il suono era tutto attorno e dentro di me. Poi mi sono ricordato che non avevo preso nessun fottuto acido”. In ogni caso i ragazzi ci sanno fare e il 26 di ottobre saranno a Milano ai Magazzini Generali, unica data italiana.

“If Tame Impala’s music reminds you of what you’d want to put on when you next visit your mind’s engine room then they’re happy. If not, whatever, it’s just music. Put it on when the sun next shines. Basically it’s all about the feeling.” Non male come auto-definizione. Enjoy it!

 

 

 

Ori Toor

Le sue animazioni sono a dir poco ipnotiche. Cascate di colori e di forme che si rovesciano una dentro l’altra. In un loop di fluidità cromatiche affascinanti, questo illustratore israeliano realizza  video  seducenti  da cui è impossibile staccarsi, un gigantesco sogno ad occhi aperti  in multicolor. Guardando i suoi lavori si entra in un’altra dimensione, dove ci si può perdere per un po’.

 

Questo è il suo ultimo lavoro, realizzato per i Kingdom Crumbs, gruppo hip-hop di Seattle.

 

Infine l’evoluzione della vita in Ori Toor’s Style per il pezzo Lion in a Coma dei miei adorati Animal Collective.

 

Enjoy it!