Firewall

A v0lte ho come l’impressione che ci troviamo di fronte una nuova era, che siamo all’inizio di una sperimentazione di forme e linguaggi del tutto nuovi. E come principianti proviamo, sbagliamo e riproviamo di nuovo. Molte voci si alzano indignate verso questi tentativi di allontanarsi dal preesistente per lanciarsi verso l’ignoto, ma personalmente diffido dalle persone che non hanno il coraggio d’immaginare l’impossibile. Solo chi ha il coraggio di pensare in modo nuovi potrà vedere albe differenti. Ecco perché voglio dedicare spazio all’ultimo lavoro di Aaron Sherwood, Firewall. Una sottile lamina di spandex, una membrana che si dilata al tocco dell’interlocutore e grazie ad esso si anima. Un’interazione fra macchina ed essere umano, visivo e sonoro, arte e tecnica.

L’opera vive del tocco del fruitore e la musica cambia in base al tocco stesso, grazie al Kinect che registrando la profondità della deformazione della membrana modula l’intensità della musica. Sherwood ha realizzato quest’opera all’interno di un percorso di ricerca che lo  porterà nel giugno del 2013 a presentare al pubblico una performance, Mizalu, in cui dei ballerini interagiranno con una grande pellicola di spandex nel tentativo di riflettere sugli spazi interstiziali fra vita e morte.

Transmedialità, convergenza chiamatela come volete ma il concetto di fondo non cambia. Nella fusione di più media nascono oggetti incredibili. A me continua a venire in mente la mia professoressa dell’università che il primo giorno di lezione ci disse:

I bastardi (nel senso i meticciati, i misti, il né carne né pesce) beh salveranno il mondo.

 

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